La caduta dei capelli è un fenomeno complesso che raramente dipende da una sola causa.
Quando si parla di alopecia, il primo pensiero va spesso ai fattori genetici e ormonali. Ma il ciclo del capello può essere influenzato anche da stress intenso, alterazioni della tiroide, carenze nutrizionali, malattie, cambiamenti di peso e terapie farmacologiche.
Il tema è tornato al centro dell’attenzione dopo che Belén Rodriguez ha mostrato sui social il trattamento che sta seguendo per contrastare una perdita di capelli. Nel video ha dichiarato:
«Siccome per colpa di determinati farmaci che ho dovuto assumere negli ultimi anni ho perso un po’ di capelli, sono venuta a Roma per fare questo trattamento».
La dichiarazione è stata ripresa da diverse testate, tra cui Il Messaggero, Il Mattino e Today.
Belén non ha però specificato quali farmaci abbia assunto e non ha comunicato una diagnosi tricologica. In passato aveva parlato pubblicamente del suo rapporto con le benzodiazepine, ma non abbiamo elementi per stabilire che fossero proprio questi i medicinali coinvolti nella caduta.
Sarebbe quindi scorretto unire automaticamente le due informazioni. Il suo racconto non può essere considerato un caso clinico, ma può diventare lo spunto per approfondire una domanda importante: alcuni farmaci, compresi gli psicofarmaci, possono influenzare il ciclo del capello?
Alcuni farmaci possono favorire la caduta?
La risposta è sì, ma con alcune precisazioni.
Non tutti i farmaci provocano caduta dei capelli e non tutte le persone reagiscono nello stesso modo. Per stabilire un possibile collegamento è necessario conoscere il principio attivo, il dosaggio, la durata della terapia, il momento in cui è iniziata la perdita e le condizioni generali della persona.
Alcuni medicinali possono essere associati a una caduta diffusa, spesso sotto forma di telogen effluvium. È una condizione in cui un numero maggiore di follicoli entra contemporaneamente nella fase di riposo del ciclo follicolare.
Quando accade, la perdita tende a interessare l’intera chioma e non si presenta necessariamente con zone completamente prive di capelli. In alcuni casi può anche rendere più evidente una condizione già presente, come l’alopecia androgenetica.
Psicofarmaci e capelli: cosa sappiamo
Gli psicofarmaci non costituiscono un’unica categoria e non hanno tutti gli stessi possibili effetti sui capelli.
Tra i medicinali per i quali l’associazione con la caduta è maggiormente documentata troviamo alcuni stabilizzatori dell’umore, come litio e acido valproico.
Più raramente sono state riportate segnalazioni anche con alcuni antidepressivi, tra cui fluoxetina e sertralina. Per gli antidepressivi SSRI, però, le evidenze derivano soprattutto da segnalazioni e casi clinici. Questo significa che l’evento è possibile, ma non rappresenta un effetto comune e non riguarda tutte le persone che seguono queste terapie. Revisione scientifica sugli SSRI
Inoltre, la presenza di una caduta durante una terapia non dimostra automaticamente che il farmaco ne sia la causa. Nello stesso periodo possono essere presenti stress, disturbi del sonno, cambiamenti alimentari, alterazioni ormonali o altre condizioni capaci di influenzare il ciclo follicolare.
Benzodiazepine, sospensione e stress
Nel caso delle benzodiazepine è necessaria un’ulteriore precisazione: la caduta dei capelli non è considerata un effetto diretto e comune della loro sospensione.
La riduzione o l’interruzione di questi farmaci può però essere accompagnata da insonnia, ansia, alterazioni dell’umore e forte stress fisico e psicologico. Poiché uno stress importante può influenzare il ciclo follicolare, è possibile ipotizzare un collegamento indiretto con un telogen effluvium.
Si tratta, però, di un meccanismo generale che non può essere attribuito automaticamente a Belén Rodriguez o a qualsiasi altra persona senza una valutazione medica.
Le benzodiazepine, inoltre, non devono essere sospese improvvisamente. Quando necessario, il dosaggio deve essere ridotto gradualmente e sotto il controllo del medico, per limitare i sintomi da astinenza o di rimbalzo. Indicazioni AIFA
Perché la caduta può comparire dopo alcuni mesi
Il capello segue un ciclo composto da diverse fasi:
- la fase anagen, durante la quale il capello cresce attivamente;
- la fase catagen, un breve periodo di transizione;
- la fase telogen, durante la quale il follicolo entra in riposo prima della caduta.
Quando l’organismo affronta uno stress importante, numerosi follicoli possono passare anticipatamente dalla fase di crescita a quella di riposo.
Per questo motivo il telogen effluvium spesso non compare subito. La caduta può diventare evidente dopo due o tre mesi dall’evento che l’ha provocata.
Tra i possibili fattori scatenanti rientrano malattie, febbre, interventi chirurgici, stress psicologico, dimagrimenti importanti, carenze nutrizionali, cambiamenti ormonali e alcuni farmaci. Approfondimento clinico sul telogen effluvium
La caduta raramente ha un solo responsabile
Quando una persona arriva in ambulatorio per una caduta improvvisa o particolarmente intensa, il primo passo non è cercare subito un unico colpevole.
È necessario ricostruire l’intero quadro:
- quando è iniziata la perdita;
- quali farmaci sono stati introdotti, sospesi o modificati nei mesi precedenti;
- se ci sono stati periodi di forte stress;
- eventuali infezioni, malattie o interventi recenti;
- cambiamenti nel peso o nell’alimentazione;
- qualità del sonno;
- possibili alterazioni ormonali, tiroidee o nutrizionali;
- condizioni già presenti del cuoio capelluto.
La visita e la tricoscopia permettono di distinguere un telogen effluvium da altre forme di caduta. Quando necessario, lo specialista può richiedere esami mirati per approfondire le possibili cause.
Anche nel caso di Belén, quindi, possiamo parlare soltanto di una relazione riferita dalla stessa tra l’assunzione di alcuni farmaci e la perdita dei capelli. Non conosciamo il tipo di farmaco, la cronologia precisa, le condizioni precedenti della sua chioma o la diagnosi ricevuta.
Il trattamento mostrato da Belén
Belén ha raccontato di essersi rivolta a Roma alla dottoressa Chiara Insalaco e ha mostrato una seduta effettuata con Tricopat.
Tricopat è un dispositivo che combina stimolazione meccanica del cuoio capelluto, ionoforesi, elettrostimolazione e luce LED. Il protocollo e le sostanze applicate possono cambiare in base alla condizione da trattare.
Da un contenuto social, però, non possiamo conoscere la diagnosi di Belén, la formulazione utilizzata o le ragioni cliniche che hanno portato a scegliere questo percorso.
Uno studio pubblicato ha valutato il trattamento con fattori di crescita veicolati attraverso ionoforesi in 60 persone con alopecia androgenetica, in alcuni casi associata a telogen effluvium. I ricercatori hanno osservato miglioramenti nella densità e nel diametro dei capelli.
I risultati sono stati interessanti, ma non permettono di considerare il trattamento una soluzione universale né di estenderne automaticamente l’efficacia a ogni forma di caduta. Studio clinico

Nel mio studio Tricopat viene utilizzato già da diversi anni e siamo stati tra le prime realtà del territorio salernitano a introdurlo nella pratica tricologica. Questa esperienza ci ha permesso di conoscerne direttamente le possibilità e i limiti, inserendolo sempre all’interno di percorsi costruiti sulla diagnosi e sulle esigenze del singolo paziente.
Il trattamento scelto da un personaggio pubblico, infatti, non è necessariamente adatto a tutti. La decisione deve tenere conto della causa della caduta, delle condizioni del cuoio capelluto e della storia clinica della persona.
Non sospendere autonomamente una terapia
Se la caduta compare durante l’assunzione di un farmaco, non bisogna interrompere o modificare autonomamente la terapia.
È importante riferire al medico quando è iniziata la perdita, quali medicinali si stanno assumendo e se sono avvenuti cambiamenti nel dosaggio. Il medico prescrittore e lo specialista potranno così valutare il possibile rapporto con il farmaco e decidere come intervenire.
Parlare di un possibile effetto sui capelli non significa demonizzare gli psicofarmaci. Quando sono necessari, questi medicinali possono essere fondamentali per la salute e il benessere della persona.
Comprendere la causa prima di intervenire
Il racconto di Belén Rodriguez porta l’attenzione su un tema reale: anche i farmaci possono influenzare il ciclo dei capelli.
Ma una relazione temporale non basta a dimostrare un rapporto di causa ed effetto. Il farmaco può essere uno dei fattori coinvolti, insieme allo stress, alle condizioni generali dell’organismo e a una predisposizione già presente.
L’obiettivo non è trovare velocemente un responsabile, ma comprendere cosa sta accadendo al ciclo follicolare.
Ricostruire la storia clinica, valutare il cuoio capelluto e scegliere un percorso personalizzato sono i passaggi fondamentali per affrontare la caduta in modo corretto, senza allarmismi e senza conclusioni affrettate.