Ipotiroidismo subclinico, ferro e ferritina: perché questi valori possono influenzare anche la salute dei capelli

Caduta dei capelli, stanchezza e tiroide: esiste un collegamento?

Quando un paziente si presenta in ambulatorio per una caduta diffusa dei capelli, l’attenzione non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sul cuoio capelluto. In tricologia moderna è fondamentale valutare l’organismo nel suo insieme, perché alterazioni metaboliche, endocrinologiche e nutrizionali possono influenzare direttamente il ciclo di crescita del follicolo pilifero.

Tra i fattori che meritano particolare attenzione troviamo tiroide, ferro e ferritina, tre elementi spesso collegati tra loro e che possono avere un impatto significativo sulla salute dei capelli.

Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato una possibile relazione tra ipotiroidismo subclinico e carenza di ferro, suggerendo l’importanza di valutare questi parametri congiuntamente, soprattutto nei pazienti che lamentano una caduta persistente dei capelli.


Cos’è l’ipotiroidismo subclinico?

L’ipotiroidismo subclinico è una condizione endocrina caratterizzata da un aumento del TSH (ormone tireostimolante) con valori normali degli ormoni tiroidei liberi (FT3 e FT4).

Si tratta di una situazione relativamente frequente nella popolazione adulta e spesso può essere completamente asintomatica oppure manifestarsi con sintomi sfumati come:

  • stanchezza;
  • difficoltà di concentrazione;
  • aumento di peso;
  • pelle secca;
  • fragilità di unghie e capelli;
  • aumento della caduta dei capelli.

Proprio quest’ultimo sintomo porta frequentemente i pazienti a rivolgersi al tricologo prima ancora di ricevere una diagnosi endocrinologica.

Lo studio del 2024: il legame tra ipotiroidismo subclinico e carenza di ferro

Uno studio osservazionale pubblicato nel 2024 ha valutato la relazione tra ipotiroidismo subclinico e livelli di ferro sierico in 100 soggetti tra i 30 e i 60 anni.

I ricercatori hanno confrontato 50 pazienti con ipotiroidismo subclinico e 50 soggetti sani, osservando che il deficit di ferro era significativamente più frequente nei pazienti con alterazioni della funzione tiroidea.

La carenza di ferro è stata rilevata in circa il 70% dei soggetti con ipotiroidismo subclinico, evidenziando una correlazione statisticamente significativa tra aumento del TSH e riduzione del ferro sierico.


Perché ferro, ferritina e tiroide dovrebbero essere valutati insieme?

Questa è una delle domande più importanti anche in ambito tricologico.

Il ferro non serve soltanto per la produzione dei globuli rossi. Numerose evidenze scientifiche dimostrano che è coinvolto anche nei meccanismi di sintesi degli ormoni tiroidei. In particolare, la tireoperossidasi (TPO), enzima fondamentale per la produzione degli ormoni della tiroide, necessita del ferro per funzionare correttamente. Una carenza di ferro può quindi ridurre l’efficienza della sintesi ormonale.

Allo stesso tempo, una ridotta attività degli ormoni tiroidei può influenzare diversi processi metabolici, compresa la produzione di globuli rossi e l’utilizzo del ferro da parte dell’organismo. Si crea quindi una sorta di circolo vizioso nel quale le due condizioni possono alimentarsi reciprocamente.

Per questo motivo limitarsi a controllare il solo TSH o il solo ferro potrebbe non essere sufficiente.


Il ruolo della ferritina nella salute dei capelli

Quando si parla di capelli, il parametro che spesso interessa maggiormente il tricologo è la ferritina, ovvero la proteina che rappresenta le riserve di ferro dell’organismo.

Diversi studi hanno osservato che i pazienti con caduta diffusa dei capelli, telogen effluvium e alcune forme di alopecia non cicatriziale presentano frequentemente livelli di ferritina inferiori rispetto ai soggetti senza problemi di capelli.

Il motivo non è ancora completamente chiarito, ma sappiamo che il ferro partecipa ai processi di replicazione cellulare e che le cellule della matrice del follicolo pilifero sono tra quelle che si dividono più rapidamente nell’organismo. Una disponibilità insufficiente di ferro potrebbe quindi interferire con il normale ciclo di crescita del capello.

Cosa significa questo per chi perde capelli?

Non significa che ogni caduta di capelli dipenda dalla tiroide o dalla carenza di ferro.

Significa però che, in presenza di:

  • caduta persistente;
  • telogen effluvium cronico;
  • diradamento diffuso;
  • capelli fragili e sottili;
  • sintomi compatibili con disfunzioni tiroidee;

può essere utile valutare contemporaneamente:

  • TSH, FT3 e FT4;
  • ferro sierico;
  • ferritina;
  • emocromo e altri parametri ematochimici selezionati sulla base della storia clinica.

L’obiettivo non è prescrivere integratori in modo automatico, ma identificare eventuali squilibri che potrebbero contribuire al problema.

Conclusioni

La relazione tra ipotiroidismo subclinico, ferro e ferritina rappresenta un tema di crescente interesse scientifico. Le evidenze attuali suggeriscono che questi tre elementi siano strettamente collegati e che possano influenzarsi reciprocamente.

Dal punto di vista tricologico, questa connessione è particolarmente rilevante perché sia le alterazioni tiroidee sia la carenza di ferro possono contribuire alla caduta dei capelli e alla riduzione della qualità della chioma.

Per questo motivo, nei pazienti che presentano una perdita di capelli persistente, una valutazione completa che consideri contemporaneamente funzione tiroidea e metabolismo del ferro può rappresentare un passo importante verso una diagnosi corretta e un trattamento realmente personalizzato.