A cura della Dott.ssa Rosa Giannatiempo
Oggi, 8 ottobre, la prima Giornata Nazionale della PCOS/PMOS richiama l’attenzione su una sindrome che interessa circa una donna su otto e che coinvolge la salute ormonale, metabolica e riproduttiva.
Ciclo irregolare, acne, aumento della peluria e diradamento dei capelli possono essere manifestazioni di uno stesso quadro clinico. Riconoscere questi segnali e comprenderne le possibili connessioni è fondamentale per orientare la diagnosi e costruire un percorso di cura personalizzato.
È questo il messaggio al centro dell’intervento del professor Vittorio Unfer, presidente EGOI, a TGR Marche:
«È necessario superare l’idea che la PCOS sia soltanto un problema ginecologico o legato alla fertilità.»
Da PCOS a PMOS e il significato del nuovo nome
Il 12 maggio 2026 è stata annunciata la nuova denominazione PMOS, acronimo di Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome, traducibile in italiano come sindrome poliendocrina metabolica ovarica. Il processo di consenso internazionale è stato pubblicato su The Lancet e prevede un passaggio graduale dalla precedente sigla PCOS.
Il cambiamento rende più visibile la complessità della condizione: ormoni, metabolismo, funzione riproduttiva, cute e benessere psicologico sono collegati. Inoltre, le strutture ovariche che hanno dato origine al vecchio nome sono follicoli, non vere cisti patologiche. Parlare di PMOS aiuta quindi a guardare alla salute della persona nel suo insieme.
I sintomi da riconoscere anche attraverso pelle e capelli
Le manifestazioni possono variare da una donna all’altra. Tra i segnali possibili ci sono mestruazioni irregolari o assenti, irsutismo, acne e diradamento dei capelli. Possono associarsi alterazioni metaboliche, ma nessuno di questi elementi, preso da solo, permette di formulare la diagnosi.
Quando il motivo della visita è la caduta dei capelli, considero importante ricostruire anche la storia del ciclo e gli eventuali altri cambiamenti della pelle. Un diradamento non indica automaticamente PCOS/PMOS: va valutato nel contesto clinico, evitando diagnosi basate soltanto sull’aspetto dei capelli.
Le risposte di Vittorio Unfer a TGR Marche
Nell’intervista dedicata alla giornata di sensibilizzazione, il professor Unfer ha richiamato l’importanza di riconoscere i sintomi e di coinvolgere più competenze. Di seguito, una sintesi dei passaggi principali, con brevi estratti della trascrizione.

Il professor Vittorio Unfer durante l’intervista a TGR Marche dedicata alla PCOS/PMOS. Fonte: Rai TGR Marche; 7 ottobre 2026.
Come si manifesta la sindrome
«Si manifesta principalmente con le alterazioni del ciclo mestruale.»
Unfer richiama i cicli molto distanziati e l’assenza delle mestruazioni, cui possono associarsi aumento della peluria e caduta dei capelli. Il sintomo prevalente può portare la donna dal ginecologo, dall’endocrinologo o dal dermatologo: da qui l’importanza del confronto tra specialisti.
Quale approccio serve
«Deve essere vista come una sindrome endocrino-metabolica.»
Nella sua risposta, Unfer sottolinea il ruolo dell’insulina e richiama alimentazione, attività fisica e trattamenti scelti in base al quadro individuale, citando anche il myo-inositolo e gli insulino-sensibilizzanti. Questi strumenti richiedono indicazioni personalizzate e non sono intercambiabili.
A chi rivolgersi
Parlando delle Marche, Unfer segnala la presenza di ambulatori dedicati e il valore della ginecologia dell’adolescenza nell’identificare le ragazze a rischio. Riconoscere precocemente i segnali significa avviare una valutazione adeguata, senza attribuire automaticamente ogni irregolarità dell’adolescenza alla sindrome.
PCOS e PMOS significano infertilità
«Possiamo […] aiutare la paziente a raggiungere la gravidanza desiderata.»
Il messaggio è che una diagnosi non equivale all’impossibilità di diventare madre. I disturbi dell’ovulazione possono rendere il concepimento più difficile, ma esistono percorsi terapeutici per favorirlo. Le possibilità vanno valutate individualmente, senza promesse di risultato.
È utile precisare che migliorare i sintomi o recuperare l’ovulazione non significa eliminare definitivamente la sindrome: si tratta di una condizione cronica, per la quale le cure possono migliorare qualità di vita, fertilità e salute nel tempo.