Quando si parla di menopausa, l’attenzione si concentra spesso su vampate, insonnia o cambiamenti dell’umore. Molto meno frequentemente si affrontano due aspetti che possono avere un forte impatto sulla qualità della vita: la salute dei capelli e il desiderio sessuale.
Eppure, entrambe queste dimensioni sono strettamente influenzate dagli equilibri ormonali e, in alcuni casi, anche dalle terapie utilizzate per trattare problemi apparentemente diversi tra loro.
Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha iniziato a evidenziare una sovrapposizione clinica sempre più interessante: molte donne in menopausa che soffrono di alopecia androgenetica femminile, acne o irsutismo possono presentare anche una riduzione del desiderio sessuale. Allo stesso tempo, alcuni farmaci utilizzati per trattare i disturbi dei capelli e della pelle possono influenzare la libido, mentre alcune terapie impiegate per migliorare il desiderio sessuale possono avere effetti su cute e capelli.
Il desiderio sessuale ipoattivo è più frequente di quanto si pensi
Il Disturbo Ipoattivo del Desiderio Sessuale (HSDD, Hypoactive Sexual Desire Disorder) non coincide semplicemente con una diminuzione dell’interesse per l’attività sessuale.
Per parlare di HSDD è necessario che la riduzione del desiderio provochi un disagio significativo nella donna e abbia un impatto sulla qualità della vita o sulla relazione di coppia.
Secondo i dati riportati in una recente pubblicazione del Journal of the American Academy of Dermatology, il basso desiderio sessuale interessa circa il 40% delle donne tra i 45 e i 64 anni e una quota significativa riferisce un disagio associato a questa condizione. La frequenza aumenta proprio nella fase post-menopausale.
Si tratta quindi di una problematica molto più comune di quanto spesso emerga durante una visita medica.
Capelli e libido: il ruolo degli androgeni
UPer comprendere il legame tra capelli e desiderio sessuale bisogna partire dagli androgeni.
Questi ormoni, comunemente associati al sesso maschile, sono presenti anche nell’organismo femminile e svolgono numerose funzioni fisiologiche.
A livello del follicolo pilifero gli androgeni possono favorire la miniaturizzazione dei capelli nelle donne geneticamente predisposte, contribuendo allo sviluppo dell’alopecia androgenetica femminile.
Sul piano sessuale, invece, gli androgeni partecipano ai complessi meccanismi che regolano desiderio, eccitazione e risposta sessuale.
È proprio questo doppio ruolo a rendere particolarmente delicato l’equilibrio terapeutico.
Quando la terapia per i capelli può influenzare la libido
Nella pratica tricologica vengono frequentemente utilizzati farmaci antiandrogeni come spironolattone, finasteride e, in casi selezionati, dutasteride.
L’obiettivo è contrastare gli effetti degli androgeni sul follicolo pilifero e rallentare la progressione dell’alopecia androgenetica.
Tuttavia, proprio perché questi farmaci interferiscono con la via androgenica, alcuni studi e segnalazioni cliniche hanno evidenziato la possibilità di effetti sulla sfera sessuale, inclusa una riduzione della libido.
Questo non significa che tali effetti si manifestino in tutte le pazienti né che il trattamento non debba essere utilizzato quando indicato. Significa però che la salute sessuale dovrebbe essere considerata parte integrante della valutazione clinica, soprattutto nelle donne in menopausa che potrebbero già essere più vulnerabili a questo tipo di disturbo.
Come ricorda spesso la dottoressa Antonella Tosti:
“Bisogna sempre ascoltare il paziente.“
Un principio apparentemente semplice ma fondamentale anche in questo contesto. Una donna che riferisce un cambiamento della libido durante una terapia non dovrebbe sentirsi in imbarazzo nel parlarne, né il sintomo dovrebbe essere automaticamente attribuito all’età o alla menopausa senza un’attenta valutazione.
Terapia con testosterone: quando viene presa in considerazione?
Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse verso la terapia con testosterone per il trattamento del disturbo ipoattivo del desiderio sessuale nelle donne in menopausa.
Le linee guida della International Society for the Study of Women’s Sexual Health (ISSWSH) indicano che il testosterone può offrire un beneficio moderato nelle donne in post-menopausa con HSDD accuratamente selezionate, dopo una valutazione completa delle possibili cause biologiche, psicologiche e relazionali.
È importante sottolineare che, nella maggior parte dei Paesi, non esistono formulazioni specificamente approvate per le donne e il trattamento viene generalmente effettuato utilizzando dosaggi molto inferiori rispetto a quelli impiegati negli uomini.
La ricerca disponibile mostra un miglioramento del desiderio sessuale in molte pazienti, ma evidenzia anche la necessità di monitorare attentamente eventuali effetti collaterali e di valutare il rapporto rischio-beneficio caso per caso.
Testosterone e capelli: cosa deve sapere chi soffre di alopecia androgenetica?
Questo è probabilmente l’aspetto di maggiore interesse per chi si occupa di tricologia.
Le linee guida ISSWSH riportano una raccomandazione molto chiara:
“Le donne non devono sottoporsi a terapia con testosterone se presentano segni clinici di eccesso di androgeni, come acne, irsutismo o alopecia androgenetica.”
La motivazione è biologicamente comprensibile. Se una donna presenta già una condizione sensibile agli androgeni, un aumento dell’esposizione androgenica potrebbe teoricamente favorire o peggiorare manifestazioni come acne, aumento della peluria o progressione dell’alopecia androgenetica femminile.
Inoltre, le stesse linee guida indicano che farmaci come finasteride e dutasteride non dovrebbero essere associati alla terapia con testosterone perché potrebbero interferire con l’obiettivo terapeutico del trattamento.
Un approccio integrato alla donna in menopausa
La menopausa non riguarda un singolo organo o un singolo sintomo.
Capelli, pelle, metabolismo, benessere sessuale e qualità della vita fanno parte di un sistema complesso che richiede una visione globale della persona.
Per questo motivo, quando una donna in menopausa presenta alopecia androgenetica, acne persistente, irsutismo o una riduzione del desiderio sessuale, è importante evitare valutazioni frammentate.
Come sottolinea la dottoressa Tosti in molti dei suoi interventi clinici e divulgativi, il trattamento efficace nasce sempre dall’osservazione attenta del paziente e dalla comprensione del contesto complessivo in cui il sintomo si manifesta.
Conclusioni
L’interazione tra terapia antiandrogena, testosterone, salute sessuale e capelli rappresenta un tema emergente e sempre più rilevante nella pratica clinica.
Da un lato, alcuni farmaci utilizzati per trattare l’alopecia androgenetica femminile possono influenzare la libido; dall’altro, le terapie impiegate per il disturbo ipoattivo del desiderio sessuale possono avere ripercussioni sulla pelle e sui capelli.
Per questo motivo è fondamentale una valutazione personalizzata che tenga conto non solo dell’obiettivo terapeutico immediato, ma anche dell’equilibrio ormonale complessivo della donna.
In tricologia, come in tutta la medicina, il trattamento migliore non è quello che agisce su un singolo sintomo, ma quello che considera la persona nella sua interezza.